
Il sistema della gestione del rischio entra in una nuova fase
GRA più tempestivo, AgriCat a regime e prodotti assicurativi più accessibili.Clima estremo, redditi agricoli più esposti e strumenti di protezione in evoluzione. Il sistema della gestione del rischio entra in una nuova fase:
PGRA più tempestivo, AgriCat a regime e prodotti assicurativi più accessibili.
Tra fondo AgriCat, polizze più semplici e una possibile premialità
per chi si protegge
L’agricoltura italiana sta attraversando una fase in cui il tema del rischio non può più essere considerato una variabile occasionale. Negli ultimi anni il susseguirsi di eventi climatici estremi — siccità prolungate, gelate tardive, grandinate improvvise e precipitazioni violente — ha modificato profondamente l’equilibrio economico di molte aziende agricole.
In questo contesto la gestione del rischio non rappresenta più soltanto uno strumento tecnico di tutela, ma una componente essenziale della stabilità del reddito agricolo e della capacità delle imprese di programmare il proprio futuro.
Il percorso che conduce al Piano di Gestione dei Rischi in Agricoltura (PGRA) 2026 sembra andare proprio in questa direzione: rafforzare il sistema di protezione delle imprese agricole attraverso strumenti più rapidi, più integrati e più accessibili.
Regole più tempestive per un sistema più efficiente
Uno dei segnali più importanti riguarda i tempi di definizione del Piano nazionale.
Negli anni passati la pubblicazione del PGRA è spesso arrivata con tempistiche ristrette rispetto all’avvio delle campagne assicurative, generando inevitabili difficoltà operative per agricoltori, Condifesa, intermediari e compagnie assicurative.
L’orientamento per il prossimo ciclo è invece quello di arrivare alla campagna assicurativa con il Piano già definito in anticipo. Un cambiamento apparentemente tecnico ma che produce effetti molto concreti.
Disporre delle regole per tempo consente infatti alle aziende agricole di programmare meglio le proprie scelte assicurative, ai Consorzi di Difesa di organizzare le campagne con maggiore efficienza e all’intero sistema di evitare le corse amministrative dell’ultimo momento.
In altre parole, più tempestività normativa significa più stabilità operativa per tutta la filiera della gestione del rischio.
AgriCat, il nuovo pilastro della protezione nazionale
Un secondo elemento chiave del sistema è rappresentato dal Fondo AgriCat, lo strumento mutualistico nazionale destinato a intervenire sui danni provocati dagli eventi catastrofali.
Il fondo nasce con l’obiettivo di coprire fenomeni di grande intensità, come:
- siccità estrema
- alluvioni
- gelo e brina
- altri eventi climatici di carattere straordinario.
AgriCat si integra con il sistema delle polizze assicurative agevolate, creando una struttura più articolata e completa per la gestione del rischio agricolo.
Il modello che si sta consolidando prevede quindi un sistema a due livelli: da un lato il fondo nazionale per i rischi catastrofali, dall’altro le assicurazioni agricole agevolate per la gestione delle altre avversità e per la tutela del reddito aziendale.
Un equilibrio che punta a rendere più solida la capacità del settore agricolo di affrontare eventi sempre più imprevedibili.
Polizze “smart” per allargare la platea degli assicurati
Accanto al rafforzamento degli strumenti esistenti si sta sviluppando anche una fase di innovazione dei prodotti assicurativi.
Tra le novità più rilevanti si colloca l’introduzione delle polizze cosiddette “smart”, pensate per rendere più semplice l’accesso alla protezione assicurativa, soprattutto per quelle aziende agricole che oggi restano ai margini del sistema.
In molte aree del Paese, infatti, una parte significativa delle imprese non utilizza ancora strumenti di gestione del rischio, spesso per la complessità delle procedure o per una conoscenza limitata delle opportunità disponibili.
Le nuove soluzioni assicurative mirano quindi a semplificare le modalità di adesione e a rendere più comprensibili i meccanismi di copertura, favorendo una maggiore diffusione della cultura della prevenzione.
A questo si aggiunge l’impegno delle istituzioni nazionali nel migliorare i tempi di erogazione dei contributi pubblici legati alle assicurazioni agricole.
Ridurre i tempi amministrativi significa infatti diminuire il peso degli anticipi finanziari e degli interessi passivi, con effetti positivi sia per le imprese sia per il sistema dei Condifesa.
Premiare chi si protegge:
una nuova frontiera delle politiche agricole
Accanto agli strumenti tecnici emerge però un tema destinato a diventare sempre più centrale nelle politiche agricole: la premialità strategica per la gestione del rischio.
In alcune regioni italiane si sta affermando un principio innovativo: riconoscere un vantaggio nei bandi di investimento alle imprese che adottano strumenti di protezione del reddito, come assicurazioni agevolate o fondi mutualistici.
L’idea alla base di questa impostazione è semplice ma significativa: un’azienda che decide di proteggersi dai rischi climatici dimostra una maggiore capacità di programmazione e una più solida gestione economica.
La gestione del rischio diventa quindi non solo uno strumento di tutela, ma anche un indicatore di maturità imprenditoriale.
Tra le esperienze regionali più citate in questa direzione vi è quella della Regione Umbria, dove l’adozione di strumenti di gestione del rischio è stata valorizzata nell’ambito delle politiche di sviluppo agricolo.
Un’opportunità anche per la Puglia
Alla luce di queste esperienze si apre una riflessione importante anche per il nostro territorio.
La Regione Puglia, una delle principali regioni agricole italiane e allo stesso tempo una delle più esposte agli effetti del cambiamento climatico, potrebbe valutare l’introduzione di criteri di premialità nei propri bandi di investimento per le aziende che utilizzano strumenti di gestione del rischio.
Una scelta di questo tipo contribuirebbe a diffondere una cultura della prevenzione più moderna, rafforzando la stabilità economica delle imprese agricole e la resilienza complessiva del sistema produttivo regionale.
In un contesto climatico sempre più incerto, la gestione del rischio non può essere considerata soltanto una misura tecnica.
Diventa una vera politica di sviluppo.
Favorirne la diffusione, anche attraverso strumenti di premialità, significa accompagnare l’agricoltura verso un modello più stabile, più competitivo e più capace di affrontare le sfide del futuro.