Il Carciofo Brindisino IGP

L’Indicazione Geografica Protetta (IGP) “Carciofo Brindisino” è riservata ai carciofi allo stato fresco che rispondono alle condizioni ed ai requisiti stabiliti dal regolamento (CE) n. 510/2006, e indicati nel relativo disciplinare di produzione. Sfoglia il disciplinare

PANIERE-TDM
Igp
carciofo-brindisino

Perchè sceglierlo?

Qualità distintive

Il Carciofo Brindisino IGP ha uno scarso contenuto di fibra, caratteristica che con- ferisce al prodotto le sue peculiari qualità. Particolarmente pregiato, è adatto per svariate preparazioni culinarie e in particolare, grazie alla compattezza del capoli- no, è particolarmente richiesto dall’industria di trasformazione per la conservazio- ne sotto olio.  Tuttavia, dato il sapore dolce, risulta molto apprezzato anche per il consumo a crudo.

Confezionamento ed etichettatura

Il prodotto è immesso in commercio all’interno di contenitori realizzati con ma- teriale di origine vegetale, di cartone o altro materiale riciclabile, chiusi con un sigillo che dopo l’apertura diviene inutilizzabile. La capienza di tali contenitori varia da un minimo di un carciofo fino ad un massimo di 25 carciofi.

Ogni confezione deve presentare il logotipo della IGP ed una etichetta sulla quale sono riportate le seguenti indicazioni:

  • la denominazione Carciofo Brindisino IGP e il logo comunitario;
  • nome ed indirizzo o simbolo o codice di identificazione del confezionatore e del

produttore;

  • categoria di qualità, “Extra” o “I”;
  • il numero dei carciofi o dei capolini.

La produzione

La produzione certificata del Carciofo Brindisino IGP non è attualmente rilevabi- le, considerata l’assegnazione della denominazione al prodotto alla fine del 2011. Le aziende socie dell’Associazione sono a oggi 26 e il territorio destinato alla col- tura dalla quale si ricava il prodotto copre una superficie complessiva di circa 6.000 ettari.

La distribuzione

Per quanto riguarda la distribuzione, si fa riferimento in questa sezione alla pro- duzione non certificata del carciofo proveniente dal territorio brindisino, consi- derata l’assegnazione del marchio IGP alla fine del 2011.

La produzione attuale (non certificata) del carciofo proveniente dal territorio brindisino è destinata totalmente al mercato domestico. Ben il 40% del prodotto è distribuito attraverso la vendita diretta al consumatore, mentre Dettaglio Tra- dizionale e Distribuzione Moderna pesano entrambi il 25% nella distribuzione del prodotto. Le industrie di trasformazione assorbono il 9% del prodotto mentre all’Ho.re.ca. ne viene destinato l’1%.

Grazie all’alto contenuto di cinarina il carciofo svolge diverse azioni benefiche:

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stimola la secrezione biliare

favorisce la diuresi renale

riduce il livello del colesterolo

carciofo 2

regolarizza le funzioni intestinali

è dotata di proprietà antiossidanti

combatte i radicali liberi

Perché un consorzio di tutela?

Naturschutz

Con l’attivazione del marchio europeo IGP ‘Carciofo Brindisino’, si è inteso valorizzare e tutelare un prodotto con caratteristiche organolettiche e nutrizionali di pregio, espressione dell’ambiente e del territorio, indirizzato a quella fascia di mercato propensa a destinare maggiori risorse economiche per l’acquisto di prodotti alimentari di elevata qualità, certificati e controllati all’origine nel territorio di produzione in ottemperanza ad un disciplinare.

Ciò consente benefici in termini di incremento di reddito alle aziende agricole di produzione e di trasformazione locali che godono di un maggior valore aggiunto derivante dall’utilizzo del marchio IGP.

La nostra attività

attività carciofo

Attualmente  la coltivazione del carciofo nel territorio interessato al riconoscimento della IGP “Carciofo Brindisino”, è di  6.820 ha.

La produzione stimata di capolini di carciofo in rapporto alla superficie investita, (circa 6.820 ettari), alla densità di coltivazione (n° 8.000 piante/ha) ed alla produzione media per pianta (n° 12 capolini/pianta) è di circa 654 milioni di capolini.

Tale produzione, ha una rilevanza economica pari ad una PLV di almeno 65 milioni di euro e rappresenta una risorsa sociale nel territorio di produzione poiché assorbe circa un milione di giornate lavorative annuali, fornite in parte dalle circa 1.000 aziende coltivatrici e in parte dai braccianti agricoli del territorio.